Via Ferrata "Rocca Clari"Non avevo mai fatto una via ferrata prima di domenica scorsa. Per me è già sport estremo! Mia moglie (nella foto) è iscritta al CAI UGET e ha già una discreta esperienza. Non sufficiente però, a detta dei suoi compagni di avventura, per affrontare la Ferrata Rocca Clari di Clavière, definita la più impegnativa di tutta la Val Susa. Decido di lanciarmi al mio battesimo con una ferratina di prova da una mezz’oretta (Ferrata del Bunker) e mi entusiasmo! Stare appeso alla roccia con la schiena nel vuoto mi dà una tale adrenalina che ho voglia di continuare, e propongo a mia moglie di lanciarci nella grande avventura: “Voglio fare la Ferrata Clari, mi sento pronto, so di potercela fare!”

L’indomani partiamo, sento di avere l’atteggiamento mentale produttivo che un’anno di Percorso di Formazione FLY mi ha insegnato ad allenare. Sono determinato, concentrato, teso verso l’obiettivo, desideroso di raggiungere il risultato, mi dico che posso farcela e so che ci riuscirò. All’inizio si sale dritti lungo una parete verticale con due lame di roccia abbastanza impressionanti. Siamo assicurati con gli imbraghi al cavo di sicurezza e si sale con la schiena nel vuoto. I metri cominciano ad aumentare, il vuoto si fa sentire, l’adrenalina sale. Dopo un’oretta comincio a pensare che il percorso in media dura dalle tre alle tre ore e mezza! Sarà tutto così?

Per fortuna, dopo la prima parte si arriva ad un boschetto in cui ci si può riposare con una vista mozzafiato sulla valle, prima di partire per il secondo tratto più facile, per poi affrontare il pezzo finale, quello più impressionante!

Siamo in buona compagnia, salendo abbiamo incontrato un gruppo di rocciatori esperti e ci siamo uniti alla comitiva. Abbiamo così l’onore di vivere questa esperienza con due scrittori di montagna specializzati in vie ferrate – Dario Gardiol ed Enea Fiorentini – autori di diversi libri sull’argomento. Affrontiamo l’ultima ora e mezza di salita su scalette in ferro cementate nella parete liscia come il marmo. Siamo abbarbicati alla roccia con mani e piedi e sotto di noi ci sono 400 metri di puro vuoto. Quando guardo in basso mi viene una botta di adrenalina che mi sembra di aver tirato giù tre Red Bull in un colpo solo! L’energia sale e ti dà la spinta per toglierti da quella condizione inusuale: siamo abituati ad avere i piedi per terra, non a stare appesi alle pareti rocciose, e non vedo l’ora di arrivare.

Il percorso è ancora lungo ma ho una tale energia che mi arrampicherei su quelle scalette alla velocità dell’Uomo Ragno. Si procede lentamente, a piccoli passi e c’è il tempo per pensare. Spesso mi ritrovo a farmi delle domande che ho imparato al Fly e che si rivelano veramente produttive: quali sono gli stati d’animo di cui ho bisogno in questo momento? Sicurezza, leggerezza (anche fisica), divertimento… e in effetti quello non manca! Siamo in sei persone in fila all’altra, tutti concentrati nella salita, nel mettere le mani e i piedi al posto giusto e assicurarsi che i moschettoni siano ben agganciati, che il movimento sia efficace. Eppure mi aspettavo un’esperienza molto più silenziosa. Che casino invece! Mentre si è in parete, nel vuoto più assoluto, e i rumori delle auto nella strada di sotto si affievoliscono man mano prendiamo quota, nel gruppo si chiacchiera, si dicono cavolate, si scherza, si racconta, si fanno battute.

Ogni tanto mi fulmina qualche pensiero di passaggio un po’ strano e poco utile per la situazione. E se…? E se non aggancio bene i moschettoni, e se non mi tengo bene, e se volo giù? Un brivido mi percorre la schiena e immediatamente la vista si annebbia. Appena me ne accorgo tiro un respiro profondo, mi riconcentro su quello che sto facendo e dirigo il mio focus alla meta. Mi immagino già arrivato, lassù, vicino alla bandiera della vittoria, a festeggiare la mia impresa eroica. Penso a come mi sentirò quando sarò arrivato, a cosa mi dirò, cosa mi diranno gli altri, cosa vedrò, quali emozioni proverò. E subito riparto alla grande. In men che non si dica mi ritrovo lì. Alla meta.

Ce l’ho fatta! Ci scambiamo i baci canonici di reciproco complimento in perfetto stile CAI (così almeno mi hanno insegnato), ci gustiamo il risultato. Sono arrivato e assaporo pienamente la mia vittoria. Un anno di formazione con HRD mi hanno permesso di fare qualcosa che per me è stato straordinario. Con un giusto allenamento fisico e soprattutto un buon allenamento mentale ed emozionale ho potuto superare me stesso e godermi un’esperienza fantastica!

Grazie ancora a tutto lo staff di Torino, al nuovo Direttore Francesca Romano, al mio coach Mauro (che conoscete come coautore di questo blog), e alla splendida idea di Roberto Re di creare col Percorso FLY una vera palestra mentale dove allenarsi settimanalmente e diventare leader di se stessi per raggiungere risultati straordinari nella propria vita.

3 thoughts on “PNL e sport estremo, atteggiamento e preparazione mentale

  1. giovanna

    very inspiring!

  2. jana

    ciao stefano, molto emozionante, sono felice per te e da i spunti di riflessione a noi “semi nuovi” flyer.

  3. stefanocucchi Post author

    Grazie Giovy e Jana per il vostro apprezzamento! Jana: ah ah bella questa dei “semi nuovi” flyer! Mi piacerebbe parlare meglio a tu per tu dei risultati che stai ottenendo e di come sta andando il tuo percorso… da settembre ci organizziamo per creare momenti di condivisione nel nostro gruppo: è sempre molto utile. Nel frattempo sentiamoci via email, oppure su questo blog. Le testimonianze personali sono ben accette!

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