Lo scorso anno è stato per me molto impegnativo dal punto di vista della perdita di persone a me molto care: ad Aprile è mancato mio fratello e a Dicembre è mancato Alberto (un mio carissimo amico). Tutti e due sono stati portati via dallo stesso male e tutti e due con lo stile che li ha sempre contraddistinti mi hanno insegnato molto.

Martedì scorso ho ricevuto da parte del fratello di Alberto un pensiero molto bello che voglio condividere con tutti voi: sono le parole di un fratello ferito ma anche molto forte che ha accompagnato nell’ultimo viaggio quello che lui stesso definisce “il più coraggioso maestro di vita che mai avremmo potuto avere“.

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“Devo andare!

Mi aspettano le stelle tremanti del cosmo infinito,

i fauni della foresta incantata,

gli abeti dorati dal crepuscolo.

Devo andare!

Le onde del mare incalzano, il vento gonfia le vele.

Sto arrivando!

La luce splendente è già all’orizzonte…”

A CHI HA AMATO ALBERTO, A TUTTI VOI CHE L’AVETE CONOSCIUTO, AGLI AMICI PIÙ INTIMI.

A COLORO CHE HANNO TESTIMONIATO LA SUA SOLIDITÀ E LA SUA UMANITÀ.

A QUELLI CHE HANNO APPREZZATO LA SUA INTEGRITÀ,

MANTENUTA CON RIGORE NEL LAVORO CHE AMAVA.

A QUELLI CHE VOGLIONO RICORDARLO NELL’ANNO E MEZZO DELLA SUA ULTIMA LOTTA.

…NON COME UNA BARCA CHE ANELA AL MARE E NEL CONTEMPO LO TEME,

CON LE VELE AMMAINATE NEL PORTO, RINUNCIA A NAVIGARE…

Alberto, quando il dolore ha bussato alla tua porta non hai avuto paura.

Hai sciolto gli ormeggi, issato le vele e deciso di affrontare il mare che stava annunciando burrasche e venti tempestosi.

Quando la lotta si è fatta durissima, come un bravo capitano, ti sei sempre e costantemente preoccupato di sostenere il morale dell’equipaggio, fino al punto di decidere di far scendere di bordo tutti.

Non è stato come regatare col nostro Nikan, ridurre la randa ai terzaroli ed ammainare il fiocco, come quando rinforzava il vento a Cavo dell’isola d’Elba, mentre si puntava all’isola dei Topi.

È stato molto più difficile pronunciare per la prima volta la parola: “cancro”.

Ti ricordi quella partenza col gommone dal porto canale di Stintine? Regina, Viola, tu ed io.

Siamo salpati tardi, alle cinque del pomeriggio.

II primo avviamento l’hai abbozzato tu, senza riuscire.

II braccio e la spalla ti provocavano un fastidio ancora sopportabile, e non avevo quasi badato a quel primo avviamento mancato; semplicemente ho effettuato lo strappo ed il nostro fuoribordo è partito.

Viola era raggiante con il cappellino da sole ben ancorato sul capo, osservava rapita lo scorrere delle imbarcazioni che doppiavamo a destra e a sinistra, mentre procedevamo guadagnando lo sbocco del porto canale.

Ogni tanto buttava l’occhio al nostro capitano, che con la mano ferma sulla barra dirigeva il gommone alla Torre Spagnola della Pelosa.

I ricordi di quella giornata sono nitidi e trasparenti come l’acqua tersa della spiaggia dove abbiamo attraccato il gommone, che pigramente ha preso ad assecondare le movenze delle piccole increspature.

Fino a sera.

Quei ricordi sono fissati per sempre nella fotografia di quel giorno, divenuta la schermata del tuo PC: trasparenze di azzurri e blu cangianti, irradiate dal sole.

Da quel giorno, Alberto caro, il fardello della quotidianità avrebbe lasciato il posto alla sfida durissima che ha scandito il tuo ultimo anno e mezzo di vita.

Ma anche quando il male non ti dava tregua, quando il respiro flebile ed affannato ti imponeva sofferenze che cercavi di dissimulare, non rinunciavi a ritrovare sul tuo PC l’immagine e il ricordo di quella spiaggia e di quel mare.

Un passo dopo l’altro, siamo arrivati ai giorni di questo autunno, quando ti abbiamo accolto con gioia e preoccupazione a Poirino; Regina, Viola ed io.

II tuo PC acceso illuminava notti insonni in cui meditavi, analizzavi, cercavi di interpretare i sintomi del male che progrediva.

Nel dolore e nella sofferenza costanti, ci hai regalato momenti di condivisione; soprattutto a Viola, con le tue lezioni di computer, di pittura con le tempere della Giotto e gli acquerelli.

Ricordi quando con garbo le proponevi qualche pausa per rifiatare, e allora Viola si faceva da parte, e senza allontanarsi dalla tua stanza ti osservava discreta e preoccupata, pronta a stare di nuovo accanto a te?

Anche lei aveva imparato a rispettare i tuoi tempi, a lasciarti recuperare le forze, ogni giorno più fragili.

E la luce accesa e lo schermo del PC, come un dipinto sullo sfondo, ti confortavano le notti insonni; l’immagine di quel pomeriggio a Stintino rinnovava la vicinanza di ciò che amavi, e che ricambiava il tuo amore.

Amavi riamato il mare della Sardegna, e gli amici più cari di laggiù: Antonio e Giovanni, Mario e Giovanni che abbiamo conosciuto da bambini e con cui hai vissuto la tua ultima vacanza, quest’estate, con la mamma, Viola, Regina e con me.

E così la mamma e io abbiamo pensato che ti sarebbe piaciuto portare nell’ultimo viaggio il profumo della Sardegna, della sua macchia costiera. Abbiamo scelto per accompagnarti il mirto, sotto la distesa dei girasoli.

E a sfondo del tuo saluto, ad accompagnare l’annuncio della tua partenza, niente altro che quel mare trasparente di azzurri e blu cangianti della Pelosa, con il gommone rosso sullo sfondo, che attendeva le ore della sera per il rientro al porto di Stintino; tu al timone, Viola coi capelli d’oro al vento, Regina ed io.

Anche questa volta siamo qui con te, ad aspettare la sera, il tuo rientro al porto.

Anche questa volta il timone lo hai retto tu, sempre con mano ferma.

Perché a tutti quelli che ora ci consolano, a chi ti ha conosciuto al corso HRD, a Ezio e a Mauro, a Don Sergio Messina e a Don Ruggero, voglio dire che Alberto in questo anno e mezzo non ha mostrato un solo momento di cedimento e di disperazione; voglio dire che Alberto, mentre ero, mentre eravamo al suo fianco per combattere il male, è stato il più premuroso, il più attento, il più coraggioso maestro di vita che mai avremmo potuto avere.

Antonello

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Carissimo amico, so che il tuo spirito adesso è lassù con quello di Gianluca mio fratello e so che da lassù state facendo ancora di più di quello che avete fatto quando eravate qui con noi!

Se solo io riuscissi ad essere anche solo in parte quello che voi siete stati per me sarei una persona ancora migliore e questa è la promessa che vi faccio: da oggi in poi lavorerò ogni giorno per far sì che quando sarà il mio momento voi possiate essere orgogliosi di me e accogliermi con il classico sorriso che vi ha sempre contraddistinto!

Vi voglio bene…

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