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Ho avuto la fortuna di leggere questa fiaba tratta dal libro 21 piccole storie Zen.

Non posso fare a meno di riportarla non tanto perché quando l’ho letta mi sono emozionato fino alle lacrime (e ancora mi succede ogni volta che la rileggo) ma più che altro perché credo che in questa fiaba ci sia una enorme lezione di vita che io ho fatto mia e che voglio davvero condividere con più persone possibile!

Non ho nessun interesse pubblicitario così come non ho chiesto nessun permesso per pubblicarla sperando di non violare nessuna legge ma sono semplicemente sicuro che ogni adulto che la leggerà migliorerà di un piccolo pezzetto il proprio modo di essere o almeno sarà costretto a riflettere su quante volte si è comportato come il maestro della storia…

Le 21 piccole storie zen si rivolgono ai bambini dai 5 a infinito anni, e sono un viaggio da gustare con e per i bambini, senza perdere l’occasione di nutrire quella parte bambina che dimora in ogni Donna e in ogni Uomo.

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C’erano una volta, dall’altra parte del mondo rispetto a quella in cui viviamo noi, due fratellini che vivevano felicemente insieme a saggi Maestri che si prendevano cura di loro.

Un giorno al più giovane dei due fratelli cadde di mano una tazza: scivolò a terra e si ruppe.

Quella tazza era molto preziosa perché era un dono dell’Imperatore. Accortosi di quanto era successo, il capo dei Maestri sgridò severamente il giovane dicendogli:

– Fai attenzione alle cose che fai! Sei distratto e hai combinato un grossissimo guaio! Ora il nostro servizio di tazze, dono dell’Imperatore in persona, non è più completo!

Il povero bambino, sentendosi tremendamente in colpa, andò a rifugiarsi nell’angolo più buio della stanza e iniziò a piangere disperatamente.

Il fratello, di qualche anno più grande, accorse e trovandolo in lacrime gli chiese:

– Ma cosa succede? Perché piangi così?

– Sono uno sciocco e un incapace! – gli disse fra i singhiozzi il piccolo. – Ho combinato un guaio  irrimediabile, ne sono responsabile e non posso porre alcun rimedio!

Il fratello più grande impallidì e, temendo il peggio, gli disse:

– Ma cosa hai fatto? Raccontami e stai tranquillo, sono tuo fratello maggiore, mi sono sempre preso cura di te e vedrai che anche questa volta troveremo una soluzione.

Pieno di vergogna il fratello più piccolo quasi non riusciva a parlare:

– Oh, se tu sapessi… Ho rotto una tazza! Ma non una tazza qualsiasi, una tazza donata dall’Imperatore in persona; e ora, per colpa mia…

– Non dire altro – lo interruppe il fratello, ricordandosi una lezione molto importante che aveva già imparato. Egli sapeva infatti che le parole sono molto importanti e sono capaci di creare addirittura le cose che sono intorno a noi! Per questo bisogna stare molto attenti a ciò che si dice ed è sempre meglio pronunciare parole di gioia, di Amore e di felicità! Questo il piccolo disperato ancora non lo sapeva… ma per fortuna esistono i fratelli maggiori!

– Tu stai qui, non preoccuparti di nulla e sappi che non hai combinato nessun guaio perché una tazza… è solo una tazza! Tra poco tornerò da te e tutto sarà risolto.

Raccolse i cocci della tazza, li nascose nella manica del suo vestito, andò nel giardino del tempio e lì rimase paziente per molto tempo, in attesa che arrivasse il Maestro.

Aveva già imparato quanto importante sia la pazienza e sapeva che ogni cosa può solo accadere nel momento giusto…

Questo momento arriva: mai troppo presto, mai troppo tardi, ma… quando è il momento!

Dopo un po’ di tempo arrivò il Maestro e il giovane allievo gli andò incontro per porgli delle domande.

– Mio buon Maestro – cominciò. – Gli uomini nati su questa Terra muoiono o non muoiono?

– Certo che muoiono – rispose il Maestro.

– E anche tutti gli altri esseri e i minerali e tutte le cose sono destinati a morire?

– Certo, ogni cosa che abbia una forma deve necessariamente… cambiare forma quando arriva il suo momento. Questo cambiamento viene anche chiamato «morte».

– Quindi, se capisco bene – proseguì il giovane – poiché ogni cosa a un certo punto cambia forma (o «muore», se così vogliamo dire) noi non dovremmo piangere, né rimpiangere ciò che non c’è più, né arrabbiarci contro il destino.

– No, naturalmente no, hai ben compreso. Ma dove vuoi arrivare con questo tuo discorso? – domandò il Maestro, felice di quanto fosse diventato saggio quel suo allievo.

Il ragazzo allora estrasse dalla manica del suo vestito i cocci della tazza rotta e li diede al Maestro.

Il Maestro lo guardò con profondo rispetto e non disse nulla.

Il ragazzo prese la mano del Maestro, lo portò là dove stava suo fratello, ancora tremante di paura e di vergogna. Il ragazzo non fece nulla; il Maestro prese in braccio il piccolo e gli diede una carezza sul volto, poi guardò il fratello maggiore e sorrise.

Aveva imparato dal suo allievo un’importantissima lezione e voi, che siete tutti piccoli Maestri, avrete sicuramente capito quale…

Fortunato è quel Maestro che vede il suo allievo diventare più saggio di lui!

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